«Nel marzo del 1999 avevo accompagnato Massimo D’Alema, allora presidente del Consiglio, nella sua prima visita alla Casa Bianca. D’Alema era andato a dire a Bill Clinton che l’Italia sarebbe stata dalla parte della Nato, nella guerra annunciata per il Kosovo. Non era stato facile, per lui. Durante la colazione alla Casa Bianca, l’ex comunista italiano aveva detto al presidente democratico americano: “Conosco bene Milosevic. Non penso proprio che si piegherà facilmente. La signora Albright dice che basteranno due giorni di bombardamenti. Non basteranno. Cosa farete se non basteranno?†Clinton aveva esitato, lasciando che fosse Sandy Berger, il suo consigliere alla sicurezza nazionale, a rispondere. “Cosa faremo Sandy?â€. “Continueremo a bombardare, presidenteâ€.»
Un libro singolare, difficilmente classificabile nell’odierno panorama editoriale. Una nota e apprezzata esperta di politica internazionale riflette sul caos dei rapporti tra le nazioni e sulla fragilità rassicurante dei legami familiari, tra ricordi tristi e affetti forti, incontri con i potenti della terra e scoperte di mondi molto distanti dal nostro. Un autoironico taccuino familiare e politico, scritto con leggerezza e intelligenza, che è anche un tentativo di trovare una risposta finale tra le amare riflessioni contenute nel carteggio tra Freud e Einstein.
19 marzo 2009 alle 14:08
è un libro bellissimo. Fragilità e forza, sensi di colpa (quelli tipici delle donne di cui riusciamo raramente a liberarci) e ribellione, famiglia e lavoro. C’è tutto marta e leggi scorrevolmente e con gran piacere la complessità del tutto.
19 marzo 2009 alle 17:49
Grazie Paola, non speravo assolutamente che questi miei pensieri vaganti potessero trovarsi anche altrove. Mi sento meno sola, da quando ho scritto il mio taccuino non diplomatico
Un abbraccio,
Marta
27 marzo 2009 alle 14:34
Per chi non riesce a trovare il Taccuino, come Filippo, una buona notizia, ma solo romana. Il libro si trova alla libreria Mondadori-Trevi!
5 aprile 2009 alle 20:52
Ho peccato. Ho comprato il libro alla presentazione martedì, ho iniziato a leggerlo la sera stessa,l’ho finito venerdì notte.
Ho voluto continuare pagina dopo pagina per avarizia, ho divorato ogni capitolo, ogni frase, ogni parola, ogni singola lettera per piacere di gola più che per curiosità . Come con i film di Woody Allen di un tempo, (leggasi Manhattan, uno su tutti), ho riso di testa, e ho riflettutto.
Come diceva Schopenahuer: la vita è come un pendolo che oscilla tra il dolore e la noia, passando per un attimo di piacere. A quando il prossimo libro?
Matteo
P.S. Appena finito di leggere ho sentito la necessità violenta di aggiungere Otti tra gli amici di Facebook!
P.P.S. Grazie per l’abbraccio e la “spinta”.
M
7 aprile 2009 alle 14:13
matteo ma quale abbraccio e quale spinta:)? allora l’hai letto il libro, io anche, l’unico, come ho anche sottolineato alla presentazione:)
10 aprile 2009 alle 08:46
Ho letto il libro il week-end scorso. Mi è piaciuto molto. Scritto benissimo, divertente, ironico. Leggero per chi lo vuol leggere con leggerezza. Pesante, in certi passaggi, per chi ha il cuore ingrossato. Lo stesso giorno ho letto questa poesia della Szymborska (vedi sotto). Non saprei dire esattamente perché, ma mi è sembrato che in qualche modo “facesse parte†del libro.
Ringraziamento
Devo molto
a quelli che non amo.
Il sollievo con cui accetto
che siano più vicini a un altro.
La gioia di non essere io
il lupo dei loro agnelli.
Mi sento in pace con loro
e in libertà con loro,
e questo l’amore non può darlo,
né riesce a toglierlo.
Non li aspetto
dalla porta alla finestra.
Paziente
quasi come una meridiana,
capisco
ciò che l’amore non capisce,
perdono
ciò che l’amore non perdonerebbe mai.
Da un incontro a una lettera
passa non un’eternità ,
ma solo qualche giorno o settimana.
I viaggi con loro vanno sempre bene,
i concerti sono ascoltati fino in fondo,
le cattedrali visitate,
i paesaggi nitidi.
E quando ci separano
sette monti e fiumi,
sono monti e fiumi
che trovi su ogni atlante.
E’ merito loro
se vivo in tre dimensioni,
in uno spazio non lirico e non retorico,
con un orizzonte vero, perché mobile.
Loro stessi non sanno
quanto portano nelle mani vuote.
«Non devo loro nulla» -
direbbe l’amore
su questa questione aperta.
(Wislawa Szymborska)
14 aprile 2009 alle 11:43
Ho appena finito il libro e mi sono divertita immensamente! E’ come sentire Marta parlare! E in più mi ci sono “ritrovata†molto, e non solo per ‘una milanese a Firenze’, la Carducci e il Michelangelo…
11 maggio 2009 alle 10:04
E’ da tempo che ho in mente di scrivere. Ho letto il libro – in una notte, in vacanza in Liguria. Complimenti a Marta: Ha mischiato privato e pubblico in maniera intelligente e avvicente. E ho trovato molte cose in comune – magliette Lacoste, figli novembrini, madri ‘calviniste’ e da ultimo ‘le camicie dei capi’. L’ho gia’ regalato ad alcune amiche che hanno apprezzato – perche’ i libri belli si fanno circolare.